Turismo sostenibile: cos’è e i presupposti per realizzarlo

Turismo sostenibile: di cosa tratta questo articolo

Turismo sostenibile, perché vale la pena trattarne? Ha una valenza puramente ideologica oppure può essere coniugato con un approccio di tipo manageriale mirato a valorizzare un territorio? Queste sono le prime domande che probabilmente si pone la maggior parte delle persone a proposito di turismo e sostenibilità.

In questo articolo illustro alcune situazioni critiche legate allo sviluppo del turismo in generale e indico quali potrebbero essere i presupposti per fare un ragionamento su come valorizzare efficacemente un territorio e la relativa offerta turistica secondo i principi della sostenibilità.

Nell’articolo che segue (“Turismo sostenibile: valorizzare l’offerta turistica e il territorio“), spiego invece come si può concretamente elaborare una strategia di sostenibilità turistica.

Turismo e sostenibilità: benefici

Il turismo ha ormai assunto una dimensione globale e si presenta come un mercato in continua espansione che però può esercitare un impatto non indifferente sulle destinazioni interessate. Per questo è necessario adottare delle strategie per fare in modo che lo sviluppo del turismo avvenga in maniera compatibile con le esigenze – ecologiche ma anche economiche e sociali – delle comunità locali.

Una felice gestione del turismo, supportata da adeguate azioni di marketing, può infatti:

  • generare ricchezza;
  • produrre occupazione;
  • migliorare il livello dei servizi offerti alla collettività.

Questo a condizione che vi sia un equilibrio nell’attività programmazione (*) e che vi sia piena consapevolezza da parte della comunità delle scelte che si decidono di attuare.

Turismo: le caratteristiche del mercato attuale:

Attualmente il mercato turistico è ormai globalizzato e caratterizzato da una vasta gamma di prodotti, servizi e località. Questo implica una forte competizione tra le destinazioni “storiche” e quelle che più recentemente si sono affacciate sul mercato.

In questo contesto, la condizione legata al c.d. eccesso di offerta caratterizza anche il mercato del turismo, che è sempre meno standardizzato e permette agli operatori e agli amministratori locali di scegliere, tra i tanti segmenti disponibili, quali attrarre e su quali target puntare.

Per questo è necessaria una visione strategica che tenga conto delle caratteristiche della destinazione e delle tipologie di turisti che è più opportuno cercare di attirare.

Inoltre negli ultimi anni si sono evoluti anche i comportamenti e gli atteggiamenti dei turisti in generale, che ora sono molto più attenti alle risorse naturali che il territorio offre e all’autenticità di ciò che vi trovano.

L’impatto del turismo in generale:

L’impatto, sia positivo che negativo, che il turismo esercita sulle destinazioni può essere di vario tipo:

Impatto economico:

La presenza di attività ricettive (alberghi, residence, RTA, etc), ristoranti, attività commerciali, trasporti e delle professioni di supporto al settore (sia consulenziali che operative) genera benefici economici e opportunità di lavoro.

Le spese effettuate dai turisti ricadono inoltre positivamente sui circuiti dell’economia locale generando un effetto moltiplicatore e con ricadute positive (ad esempio di tipo fiscale) anche per le entrate statali o locali.

Inoltre, lo sviluppo del turismo funge da stimolo per la vendita e l’esportazione dei prodotti locali. Questi benefici tuttavia non sono infiniti: esiste infatti un limite oltre il quale i proventi del turismo raggiungono un valore massimo per poi spostarsi verso altre attività. Per questo motivo non ha senso puntare esclusivamente sul turismo o investirvi più del necessario.

Impatto ambientale:

Il turismo, com’è noto, è strettamente correlato con le risorse paesaggistiche e naturalistiche del luogo. Non a caso, è proprio l’impronta culturale o la bellezza di una località sconosciuta a fungere da motore verso la trasformazione in area turistica. Pertanto è consigliabile tutelare e preservare al meglio questo patrimonio.

Turismo sostenibile montagna natura Navigantibus
Nord Italia, foto di Markus Spiske, Pixabay

Allo stesso modo è necessario programmare e gestire con cura gli interventi dato che il turismo è, per sua stessa natura, un «consumatore di risorse non rinnovabili» (paesaggio, acqua, energia etc).

Talvolta le trasformazioni del territorio legate alla distruzione dell’ambiente, alla urbanizzazione incontrollata e alla degenerazione delle attrattive originarie possono essere tali da non essere più reversibili, con ricadute negative sulla stessa destinazione che, nei casi più estremi, può perdere definitivamente la natura di risorsa turistica.

Impatto socio-culturale:

Gli effetti in tal caso possono essere sia positivi che negativi.  Da un lato è innegabile che il fenomeno turistico genera un atteggiamento biunivoco di apertura sociale e culturale. Dall’altro lato è altrettanto vero che l’apertura a flussi troppo massicci od aggressivi verso una destinazione porta all’annacquamento della stessa impronta socio-culturale locale. Questo può generare nella popolazione ospitante sentimenti di ambivalenza o di ostilità destinati ad incidere negativamente sul lungo periodo.

Analogamente, anche la diluizione delle caratteristiche socio-culturali – oltre che paesaggistiche – del luogo comporta col tempo una perdita di identità che viene percepita negativamente dagli stessi turisti, i quali saranno indotti a ricercare altrove quella genuinità ormai perduta che un tempo era un tratto distintivo della località.

Turismo: l’eredità del passato e le sue conseguenze attuali

Per realizzare un modello di turismo sostenibile, è innanzi tutto necessario comprendere le lezioni del passato.

Alcuni decenni fa, quando il fenomeno del turismo non era ancora maturato, gli aspetti legati alla sostenibilità non erano considerati. Il numero di destinazioni era relativamente esiguo (almeno rispetto a oggi) e l’offerta turistica era standardizzata.

Questo ha consentito ad alcune località di vivere di rendita, cioè di godere di flussi stabili di turisti attraverso una domanda costante che ha impedito a lungo di interrogarsi sulle conseguenze del proprio operato sul medio e lungo periodo.

Gli operatori e, più in generale, chi si occupava di programmare o pianificare le azioni di governo tendevano a concentrarsi quasi esclusivamente su come rispondere ai picchi di domanda. E, in molti casi, gli interventi si sono focalizzati sul mero incremento della disponibilità ricettiva, vale a dire sulla scelta di costruire nuovi alberghi, Residenze Turistico Alberghiere (RTA), case di vacanza e così via. Con l’aggravante che spesso (e anche oggi) la costruzione di nuove unità ricettive ed abitative è stata effettuata senza una adeguata ponderazione delle percentuali massime consigliabili.

Le ricadute di carattere ecologico, economico e sociale non sembravano significative.

In pratica, molti amministratori locali, sottovalutando le conseguenze di una rapida e non attentamente pianificata espansione (edilizia) locale, hanno trascurato gli effetti che tale espansione ha prodotto a livello di qualità di servizi, di infrastrutture e di danni ambientali cagionati da un carico antropico troppo elevato e dalla stagionalità.

Alcuni esempi negativi non sostenibili:

Ecco alcuni esempi di conseguenze negative legate a una non corretta pianificazione urbanistica e turistica:

  • Affollamento e servizi: L’incremento troppo elevato del numero delle costruzioni trasforma la località in una cittadina affollatissima in certi periodi e semideserta in altri. Con ricadute negative sulla stessa qualità dei servizi erogati sia ai residenti stanziali che ai turisti (es. trasporti pubblici, traffico, erogazione dell’acqua, code negli esercizi commerciali, affollamento, aumento dei prezzi, aumento del volume dei rifiuti prodotti e problemi connessi etc).
  • “Cementificazione” e perdita di identità: L’espansione edilizia ha cambiato i connotati del territorio, che è divenuto irriconoscibile e del tutto privo delle attrattive naturali o culturali originarie (es. a causa della cementificazione selvaggia o perché, al posto delle costruzioni tradizionali tipiche del luogo sono stati realizzati anonimi edifici di maggiori dimensioni).

Come accennato sopra, le conseguenze di comportamenti di questo tipo sul ciclo di vita della destinazione turistica, si traducono generalmente in una perdita di competitività, con ripercussioni anche molto negative in termini di svalutazione a causa del deterioramento delle risorse e delle originarie attrattive della località.

Come ovviare? Innanzi tutto è necessario chiarire cosa si definisce per turismo sostenibile.

Definizione di turismo sostenibile:

Il rapporto Brundtland:

La definizione di turismo sostenibile trova la sua genesi nel rapporto Brundtland (noto anche come Our Common Future), pubblicato nel 1987 dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo (World Commission on Environment and Development, WCED), nel quale è stato introdotto il concetto di sviluppo sostenibile.

Con particolare riferimento al turismo, è stato evidenziato che un’attività turistica è sostenibile quando:

  • non altera l’ambiente
  • non ostacola lo sviluppo di altre attività socio-economiche
  • riesce a mantenersi vitale in un territorio turistico per un periodo di tempo illimitato.

Altre definizioni di turismo sostenibile:

Successivamente, l’Organizzazione Mondiale del Turismo (WTO, World Travel Organization) ha ampliato questo concetto (qui una ulteriore definizione), stabilendo in sostanza che il turismo sostenibile è una forma di turismo orientato a garantire una forma di sviluppo in cui si realizzano tre obiettivi di base:

  1. favorire una buona qualità della vita per le comunità locali rispettandone l’identità socio-culturale e ponendo i presupposti per la creazione di benessere e sviluppo;
  2. garantire la soddisfazione dei visitatori;
  3. fare un uso responsabile delle risorse in modo da conservare il patrimonio storico-culturale e la biodiversità del luogo.

Per fare ciò, diviene necessario coordinare l’azione degli investitori pubblici e privati e di tutti gli attori della filiera.

Quindi, fare turismo responsabile significa considerare tutte le implicazioni di carattere economico, sociale ed ambientale attraverso politiche capaci di coniugare efficacemente le necessità dei visitatori, dell’industria, dell’ambiente e dei territori interessati.

Nel corso del tempo, sono state elaborate molte altre definizioni di turismo sostenibile (su cui non mi soffermo). Tutte queste definizioni hanno però in comune gli elementi che sono stati evidenziati sopra: si può cioè avere turismo sostenibile solo quando gli effetti positivi che si sono ottenuti a livello economico, socio-culturale ed ambientale sono almeno pari (meglio sarebbe superiori) a quelli generati in chiave negativa.

A livello pratico, per esempio, è stato osservato che gli introiti derivanti dalle attività turistiche non devono essere inferiori ai costi connessi con l’accresciuto inquinamento causato dal maggiore impatto antropico, con l’aumento del costo della vita per i residenti, l’incremento dei fenomeni criminosi e così via.

Le premesse per realizzare un’offerta sostenibile a livello turistico:

Quindi da dove si deve partire per elaborare una strategia di turismo sostenibile in grado di valorizzare un territorio in modo sostenibile?

Il punto di partenza è il territorio

Il primo passo da compiere è un’analisi obiettiva delle caratteristiche del “territorio”. Lo scopo è di capire come è meglio valorizzare l’offerta turistica in un sistema integrato.

Il concetto di “territorio” va però inteso in senso lato: non è solo un luogo geografico con determinate caratteristiche naturali e paesaggistiche, ma è anche un insieme omogeneo di storia, tradizioni e culture. Le culture, a loro volta, si esprimono e si caratterizzano attraverso uno specifico patrimonio artistico, tradizioni eno-gastronomiche e produzioni tipiche del luogo.

In sostanza si inizia da ciò che la località o la regione che si vuole valorizzare può offrire in relazione ad uno o più mercati tipologici (es. turismo lacustre e fluviale, turismo marino, turismo del benessere etc) e valutando anche le sue caratteristiche naturali, la sua offerta culturale e gastronomica, la presenza di artigianato e così via.

I passi successivi

I passi successivi, come spiego nell’articolo che segue (“Turismo sostenibile: come valorizzare l’offerta turistica e il territorio“), si concentrano invece in una valutazione più approfondita della situazione:

  • sia sotto il profilo dell’offerta (cioè del territorio/località che si vuole aprire al mercato turistico);
  • sia sotto il profilo della domanda (cioè valutando il punto di vista dei turisti e dei potenziali turisti).

Le valutazioni e la pianificazione

Infine si procederà ad ulteriori valutazioni e all’attività di pianificazione vera e propria.

Naturalmente, nel corso dell’analisi, si inseriscono gli opportuni ragionamenti sulla sostenibilità (ambientale, economica etc) delle soluzioni prospettate e sull’adozione di modelli che valutino, ad esempio, la c.d. capacità di carico della destinazione.

Per approfondimenti:

Se ti interessa approfondire le tematiche trattate in questo articolo, ti consiglio di leggere questi testi:

Dottrina:

  • Giacomo del Chiappa, La sostenibilità del turismo, Franco Angeli;
  • Roberto Comneno d’Otranto, Turismo e applicazioni di marketing – Una guida strategica concreta, Aracne editrice.

Citazioni:

Rapporto Brundtland e turismo sostenibile: https://sustainabledevelopment.un.org/milestones/wced 

WTO: https://sdt.unwto.org/content/about-us-5

Foto piccola di: Markus Spiske ( https://pixabay.com/it/users/markusspiske-670330/) da Pixabay

Note:

(*) In questo scritto i termini “programmazione “ e “pianificazione” sono considerati alla stregua di sinonimi.

 

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